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Un’operazione di riparazione subacquea senza precedenti permette a una nave da crociera di rispettare i piani di navigazione

  • Caso

    2018 Febbraio 21, 10:00 CEST

    La collaborazione tra SKF e il Trident Group, società specializzata in riparazioni subacquee, ha permesso per la prima volta di sostituire una pinna stabilizzatrice retrattile SKF tipo S sott'acqua.

    Göteborg, Svezia, 21 febbraio 2018: L’industria crocieristica mondiale sta cavalcando un’onda di crescente popolarità. Le stime indicano che quest’anno il numero di passeggeri supererà quota 25 milioni, con un incremento di circa 7 milioni rispetto all’inizio del nuovo millennio. Con una crescita media annua che dal 1980 si è attestata intorno al 7 percento, il settore delle crociere non è più un mercato di nicchia ma un’industria da 37 miliardi di dollari, che dà lavoro a oltre 950.000 persone.

    Un successo dovuto in larga misura alle caratterizzazioni sempre crescenti delle navi e a un servizio particolarmente accurato, ma anche all’esperienza di viaggio resa più confortevole dalle nuove tecnologie, anche in condizioni metereologiche avverse. Molte delle moderne navi da crociera sono equipaggiate con sistemi di stabilizzazione a pinne retrattili controllati idraulicamente, montati nella parte inferiore dello scafo e che servono a contrastare e, quindi, ridurre il movimento di rollìo. Quando non in uso, le pinne stabilizzatrici possono essere ripiegate all’interno dello scafo, a tutto vantaggio di un minore attrito e una maggiore manovrabilità in porto. Molti di questi sistemi sono prodotti da SKF, che ne cura anche la manutenzione.

    La navigazione in mare aperto, tuttavia, è sempre caratterizzata da un certo grado di incertezza. Nel 2014 l’ispezione programmata di una nave da crociera aveva evidenziato il danneggiamento della pinna stabilizzatrice, verosimilmente causata dalla collisione con detriti sommersi. Per evitare ulteriori problemi, fu deciso di rendere non operativo il sistema fino alla successiva manutenzione programmata.   

    A marzo 2017, la nave è entrata nel bacino di carenaggio in Germania per un intervento di cinque giorni. Sul posto è stato inviato un team di ingegneri SKF di Amburgo per smontare e riparare l’unità. Dopo lo smontaggio, tuttavia, il danneggiamento si è rivelato più grave di quanto sembrasse in un primo momento. L’urto aveva infatti piegato o rotto alcuni componenti critici del meccanismo stabilizzatore. La riparazione comportava lo smontaggio completo, vaste rilavorazioni e la sostituzione di molti componenti.

    Un compito certamente non impossibile per SKF, peraltro abituata a riparare sistemi simili, ma in questo caso il fattore tempo giocava a sfavore. I tecnici avevano calcolato che l’operazione avrebbe richiesto almeno 150 ore e, anche lavorando 24 ore su 24, non sarebbero riusciti a terminare in tempo. Proprio al termine del periodo di carenaggio, infatti, il programma di navigazione prevedeva l’imbarco dei passeggeri e non era quindi possibile prolungare il periodo di revisione.

    Per completare opportunamente il lavoro senza interruzioni per i passeggeri, SKF e l’armatore hanno dunque deciso di effettuare un intervento estremo: sostituire il sistema danneggiato sott’acqua. Sono state montate due piastre di acciaio sull’apertura dell’alloggiamento della pinna per sigillare lo scafo e la nave è stata rimessa in servizio. I tecnici SKF hanno successivamente trasportato lo stabilizzatore ad Amburgo per effettuare la riparazione, al termine della quale l’unità è stata rimontata e collaudata. SKF ha quindi spedito via nave container il corpo principale dello stabilizzatore in un porto delle Isole Canarie.

    I sistemi di controllo e gli altri componenti più piccoli sono stati invece caricati direttamente sulla nave in Europa per raggiungere le isole Canarie, dove era programmato il primo carico di passeggeri per la stagione invernale. Alle Canarie, un team del Trident Group specializzato in ingegneria navale ha predisposto lo stabilizzatore per l'installazione subacquea. Il processo ha previsto la protezione e l’impermeabilizzazione di tutte le parti del meccanismo normalmente non esposte all’acqua.

    Ai primi di novembre 2017, la nave è arrivata puntuale per una sosta di 58 ore nel porto. Le perfette condizioni meteo e del mare hanno permesso al team Trident di mettersi immediatamente al lavoro. È stata installata una calotta impermeabile intorno all’alloggiamento della pinna dal lato interno dello scafo per consentire ai sommozzatori di rimuovere in sicurezza le piastre di acciaio con le quali era stata sigillata l’apertura. La pinna stabilizzatrice è stata quindi posizionata in prossimità dello scafo tramite una gru per consentire ai sommozzatori di sistemarla correttamente e montarla. Con l’alloggiamento perfettamente stagno, i tecnici hanno potuto rimuovere la calotta provvisoria.

    Ultimata l’installazione di base rispettando i tempi, gli ingegneri SKF hanno proseguito il viaggio sulla nave diretta ai Caraibi per terminare il lavoro, che è stato portato a termine nel corso del primo giorno di navigazione con il collegamento dei sistemi di controllo della pinna stabilizzatrice e il collaudo dell’unità.

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